Raccolta di poesia in attesa di un'edizione presso un editore di carta (2004-2005)
![]()
Nome: Marina Pizzi
Le mie raccolte di poesia inedite in carta trasformate in blog[s] sono:
Brindisi e cipressi -
Sconforti di consorte -
Sorprese del pane nero -
***** °°°°° ***** °°°°° *****
***** °°°°° ***** °°°°° *****
Marina Pizzi è nata a Roma, dove vive, il 5-5-55. *****
Ha pubblicato i libri di versi:
"Il giornale dell'esule" (Crocetti 1986),
"Gli angioli patrioti" (ivi 1988),
"Acquerugiole" (ivi 1990),
"Darsene il respiro" (Fondazione Corrente 1993),
"La devozione di stare" (Anterem 1994),
"Le arsure" (LietoColle 2004),
"L'acciuga della sera i fuochi della tara" (Luca Pensa 2006), "Dallo stesso altrove" (La Camera Verde, 2008), "L'inchino del predone" (Blu di Prussia, 2009);
***** ***** ***** ***** *****
[raccolte inedite in carta, complete e incomplete, rintracciabili sul Web:
"La passione della fine",
"Intimità delle lontananze",
"Dissesti per il tramonto",
"Una camera di conforto",
"Sconforti di consorte",
"Brindisi e cipressi",
"Sorprese del pane nero",
"L’acciuga della sera i fuochi della tara",
"La giostra della lingua il suolo d'algebra",
"Staffetta irenica",
"Il solicello del basto",
"Sotto le ghiande delle querce",
"Pecca di espianto",
"Arsenici",
"Rughe d'inserviente",
"Un gerundio di venia",
"Ricette del sottopiatto",
"Dallo stesso altrove",
"Miserere asfalto (afasie dell'attitudine)",
"Declini", "Esecuzioni", "Davanzali di pietà", "Plettro di compieta", "L'eremo del foglio", "L'inchino del predone", "Segnacoli di mendicità";
il poemetto "L'alba del penitenziario. Il penitenziario dell'alba"];
***** ***** ***** ***** *****
le plaquettes "L'impresario reo" (Tam Tam 1985) e "Un cartone per la notte" (edizione fuori commercio a cura di Fabrizio Mugnaini, 1998); "Le giostre del delta" (foglio fuori commercio a cura di Elio Grasso nella collezione “Sagittario” 2004).
Suoi versi sono presenti in riviste, antologie e in alcuni siti web di poesia e letteratura. Ha vinto due premi di poesia.
***** ***** ***** ***** *****
[Si sono interessati al suo lavoro, tra gli altri, Asmar Moosavinia, Pier Vincenzo Mengaldo, Luca Canali, Gian Paolo Guerini, Valter Binaghi,
Giuliano Gramigna, Antonio Spagnuolo, Emilio Piccolo, Paolo Aita, Biagio Cepollaro, Marco Giovenale, Massimo Sannelli, Francesco Marotta, Nicola Crocetti, Giovanni Monasteri, Fabrizio Centofanti, Franz Krauspenhaar, Danilo Romei, Nevio Gàmbula, Gabriella Musetti, Manuela Palchetti, Gianmario Lucini, Giovanni Nuscis, Luigi Pingitore, Giacomo Cerrai, Elio Grasso, Luciano Pagano, Stefano Donno, Angelo Petrelli, Ivano Malcotti, Raffaele Piazza, Francesco Sasso, Mirella Floris, Paolo Fichera, Thomas Maria Croce, Giancarlo Baroni, Dino Azzalin, Francesco Carbognin, Alessio Zanelli, Simone Giorgino, Claudio Di Scalzo, Maria Di Lorenzo, Antonella Pizzo, Marina Pizzo, Camilla Miglio, Michele Marinelli, Emilia De Simoni, Linh Dinh, Laura Modigliani, Bianca Madeccia, Roberto Bertoni, Eugenio Rebecchi, Anila Resuli, Luca Rossato, Maeba Sciutti, Luigi Metropoli].
***** ***** *****
Nel 2004 e nel 2005 la rivista di poesia on line “Vico Acitillo 124 – Poetry Wave” l’ha nominata poeta dell’anno.
Marina Pizzi fa parte del comitato di redazione della rivista "Poesia".
E' tra i redattori del litblog collettivo "La poesia e lo spirito", collabora con il portale di cultura "Tellusfolio".
*****
Sue poesie sono state tradotte in Persiano, in Inglese, in Tedesco.
(the) FELIX of readings & micro-chaps
Babel Fish
c u r r e n t i c a l a m o
immag
LucaniArt
Mirabilia
Poesia da fare Rivista mensile di poesia on line a cura di Biagio Cepollaro
Rivista letteraria "Nugae - scritti autografi"
Subliminal Pop Concept
v i s p o s t o c k
(il) Crise
absolutepoetry
Accademia della Crusca
akatalēpsía
ALBALIBRI
Alberto Gaffi Editore
alleo
AltroVerso Community
Anarchica
Anna Maria Ortese
Antenati
Anterem RIVISTA DI RICERCA LETTERARIA
Antonella Pizzo
aperto per Inventario
Argo
ASEMIC
Asmar Moosavinia
ASYA NEMCHENOK ART GALLERY
“tagli di scavo”
«Bollettino '900»
Babele Poetica
Biagio Cepollaro
Biagio Cepollaro E-dizioni
BIRRA, Bagarre Internazionale Riviste Alternative
blanc de ta nuque
Blog senza qualità
Blu di Prussia Editrice
Bollettario.it
BombaSicilia
BRINDISI E CIPRESSI di Marina Pizzi
Calligraphie
canopo
Cantarena
Carte allineate: recensioni e testi
Casa delle Letterature
casainternazionaledelledonne
Cattedrale
Centro Studi Franco Fortini
Clepsydra Edizioni
collana FELIX
compostxt
Copyscape
Crocetti Editore
DAVANZALI DI PIETA'
David Huck
DECLINI
Delle poetiche e dei casi limite
Diario di Poesia
Difficili foglie
Dino Campana
diotima
Dissidenze
Doctor Blue
ecletticae
Effetto notte
Emergency
endoglosse
Erodiade
Estro Poetico
Etimologia :
ex_04
F L U X
Feaci edizioni
Fili d'aquilone
FondazioneFabrizioDeAndré
Francesco Biamonti
Francesco Marotta
Fuori dal coro
G A M M M :::
Georgia Mada
Giacomo Leopardi
Gian Paolo Guerini
GIAN PAOLO GUERINI
GIAN PAOLO GUERINI - guests
Giovanni Nuscis
Gradiva
Greenpeace Italia
Grenar
Griselda
Guests
I Grandi Classici della Natura
Ibrid@menti
il calzerotto marrone
il compagno segreto
Il foglio clandestino
il mare a destra
Il Porto di Toledo
Il primo amore
Il solicello del basto
immag _____________ di m.g.
Imperfetta Ellisse
In memoria di Fabrizio De André
in quiete
INEDITI
inpurissimoazzurro
International Exchange for Poetic Invention
Italianistica Online
Jan Mankes (1889-1920)
L'acciuga della sera i fuochi della tara
L'acciuga della sera i fuochi della tara [2005-2006] di Marina Pizzi
L'Araba Felice
L'assenzio
L'Attenzione
L'immaginazione
L'Ulisse
la costruzione del verso & altre cose
La giostra della lingua il suolo d'algebra
LA GIOSTRA DELLA LINGUA IL SUOLO D'ALGEBRA
LA GIOSTRA DELLA LINGUA IL SUOLO D'ALGEBRA
LA GRU
La poesia e lo spirito
la stanza dei libri di elisa
la vie en beige
land‡
Lavieri editore
Línfera
le avventure di bgmole
Le origini
Le Reti di Dedalus
Lello Voce
letturalenta
LiberInVersi
LietoColle
Lorenzo Calogero
Luca Salvatore
Luciano Pagano
Luigi Di Ruscio
Luxflux
Luxus linguae
MALINCONIA
Marco Giovenale
Marina Pizzi, Brindisi e cipressi
Marina Pizzi, Sorprese del pane nero
Maurizio Galimberti
Medici senza frontiere
Metromorfosi
microcritica
MUSICAOS
my moleskine
nabanassar
Nanni Cagnone
Nazione Indiana
Neuropa
Nevio Gàmbula
nonlinear poetry
NonSoloProust
Nuovo Rinascimento
Omaggio a Beppe Salvia
Pagina zero
PaginaZero
Pagine corsare
Per una Critica futura POESIA ITALIANA E-book
Podcast
PoEcast poetico aggregatore
Poesia (Crocetti Editore)
Poesia da fare
POESIA ITALIANA collane di Inediti e Ristampe Biagio Cepollaro E-dizioni
Poeta Selvaggio
Poeti e poetastri
Poièin
Postcontemporanea
Questo non è un blog
Qui - appunti dal presente Here - notes from the present
raDa delle Folgori
Remo Bassini
Rescogitans
Retroguardia
Retroguardia 2.0- Il testo letterario
RICETTE DEL SOTTOPIATTO
ritorno del Golem
room full of mirrors
rossodisera = oboe sommerso
Samuel Beckett
sé-sito
Scorie di vita
Segnal'etica
sequenze
Seven contemporary Italian poets
Simone Giorgino
Sinestesie
slow-forward
Società Dante Alighieri
Società Italiana delle Letterate
SORPRESE DEL PANE NERO
SORPRESE DEL PANE NERO di Marina Pizzi (2005), raccolta completa di poesia
Squilibri
STAFFETTA IRENICA [2006]
SUD
Tabard
tash-blog
Tellusfolio
THE FELIX SERIES
The Official Peanuts Website
Transfinito
Tutti i numeri sono uguali a cinque
Uffenwanken
Una Città
UnDo.Net
UniversoPoesia
Vertigine
viadellebelledonne
vibrisse, bollettino
vibrisselibri
Vico Acitillo 124 - Poetry Wave
vocativo
Writers.it
Zdenek Zeman Official Web Site
Zibaldoni e altre meraviglie
[ personalitaconfusa ]
[alternativeonline]
[Ricreazione]
[sguardomobile]
oggi
giugno 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
gennaio 2006
alina marazzi
arsenici
asmar moosavinia
beppe salvia
bernardo atxaga
clelia mazzini
dallo stesso altrove
davanzali di pietà
declini
di una dittatura
differente poesia
e m cioran
elio grasso
esecuzioni
fabrizio centofanti
fernando pessoa
franz kafka
giuliano mesa
il giornale dell esule
il solicello del basto
il sonno della ruggine
l eremo del foglio
l inchino del predone
la giostra della lingua
la poesia
la poesia combatte
luciano canfora
marco giovenale
massimo sannelli
miserere asfalto
nanni cagnone
nicola ponzio
osip mandel stam
paola febbraro
paul celan
pecca di espianto
per faber
plettro di compieta
rene char
ricette del sottopiatto
rughe d inserviente
sconforti di consorte
segnacoli di mendicità
sotto le ghiande delle querce
staffetta irenica
un gerundio di venia
una delle tante
visitato *loading* volte
stenti del pane rivedere Ottobre
dunque io sono in un rosario di stenti
dove le stigmate approdano alle rondini
nel cordone del sale si fa dannoso il vento.
E' uscita presso BLU DI PRUSSIA Editrice di Piacenza http://www.bludiprussia.it/ la mia raccolta di poesia L'inchino del predone a cura di Eugenio Rebecchi.


16.
cantuccio di elemosina la sposa
guardata a vista dall’eremo
del rantolo. dove domani il refrigerio
è favola. qui nel patibolo che ruba
le elemosine il silenzio del pargolo
corrotto. accosto accosto le sfingi
delle guance queste vedette tenui
di vento e le restie comunque. ora
ti chiamo adito alla sera per fingere
di nascere. le tue macule si curvano
turbate dal branco della bara.
17.
il crollo delle dita è avvertito ovunque.
qui resta il deposito del pane
nonostante le scorrerie. ride il pagliaccio
che si conferma re. tu intanto travalichi
le gemme verso la Veronica. la furia della fanga
questo rattoppo rorido alla fronte.
dammi un perno di liberanti solitudini
un gerundio di dadi finalmente super vincenti.
le mani chiuse aprono il vuoto.
di te ho l’etnia dello stallo
questa perdente crosta di resina.
stalla del prato credere dio
dialetto criptico tic da ultimo stadio.
l’eco ripete il giallo insoluto
la pacchia di trovare chissà che.
18.
in una spalliera di rondine ho visto nascere
l’indagine del solco di starti a guardare
datario di festa stato di bambino
che attenda ai riti dietro la tenda
nel bazar della mente. qui è loquace
il rantolo della bestemmia d’angolo
il grido di mettersi a dormire
per esilio. il rito delle trombe ha
abbreviato da anni le fanciullezze
d’oceano. ora è un cadere a ciocchi
come alberi segati per morte. tu ridi
l’indice che ti porto in visione:
non è tuo il dolore. vai in giro con
una superstrada offensiva, vanesia e forte
e forte sfollagente.
le conchiglie mi servono per le collane
del bello, le buco appena e sono infilate
per il paradiso della nuca marina.
19.
in corpo alla bravura di resistere
la cisterna non varia. attore e cornucopia
non eludono il filo della lama.
tra non molto il ludo della frottola
finirà i giochi. morrai. salita su salita
già si affanna la natura della falla
per spianare il rantolo. la spia
è un tratto magro in comunione
tragica. su, non piangere, le libertà
non possono l’asilo di nessun ritornello.
20.
essere in vita è un criterio sperduto
un alunno senza lavagna né voce
di maestro. in tanta precaria
esistenza si stenda un velo di lutto
un sillabario bianco. in bilico sul cipresso
la casa delle serpi. una dubbio da dentro
la nuca innocente arrovella. tu dove sei
bandito gentiluomo prestato al palmo?
qui nella minestra degli abiti sbilenchi
resta una donna in chiodo di dovere
di non esser madre. la natura sperpera
chi nasce. è scienza o mito
farsi pallottolieri nell’abaco del baratro?
21.
spauracchio di nodi ho letto l’indice
che mi diceva di gareggiare appieno
nonostante! in stalla con gli animali
condannati ho preso a pregare
negli occhi della cavalla. la consolazione
è stata franca ma non la voglia di vivere
con il basto alla nuca e alle caviglie.
la vigliaccata dell’ombra è stata tutta
per lo stornello del sole per le comete
ingenue. nudo corra l’atleta del miracolo
quando la genia della colpa sia sparita
dalle tempie dalle rughe della fronte.
22.
con la crivella ho saziato il sottosuolo
così per abbonire il velo della morte.
sotto la penuria della libagione
il condominio sbraita come al solito.
sbiadita dal tabernacolo la voglia
di essere bambina ancora un poco
diadema del randagio che elemosina.
e poi perché il mondo non adotta
la pellegrina giara del contagio d’aquilone?
23.
in gola alla meridiana
del male in assalto
sto col ventre freddo
nell’eremitica trappola
del re che imita felicità
non sue.
la gran regia del palio
è dare d’avvento
chissà quale prodezza
per la stamberga in guasto
perpetuo. il cipresso si fa fatuo
per il fuoco che non scalda.
24.
mi piacerebbe chiedermi perché sono morta
col tartufo nel palmo e il diamante nell’altro
con l’amante stretto al petto fino allo spasmo
e la novena del principiante che non sa frenare
lo strazio di restare. qui ti avvengo con le mani
sature di baci eppure piango con la gogna del
migrante. la casa è un arsenale di vendette
all’insaputa di tutti. voglio piangere il resto
dei miei giorni per morire satura, vacua.
nel giorno avviene l’entità del basto
questo pagliaccio che non fa ridere nessuno
con la pelle di ghiaccio e il ghiro sparato
dall’elemosina dell’assassino. il passato
è un crollo di cimitero un addobbo per l’erta.
domandami se gioco con la venia del salasso
quando leggo questi versi in riva al rantolo.
25.
nomea del buio stare con le pietre
per spaesarsi dentro le chimere
di regole del dubbio. meno che meno
è vita le macedonie delle bestemmie
in dolo in atto in perno di nomea.
eppure le doglie delle creature
vendemmiano cipressi neonati
per le lenti botaniche del bello
per le nature di fati che non stempiano.
le grandi emergenze delle favole
sono al gerundio di capire il mondo.
26.
sono tracolli gli angoli della sera
queste nomee di pianto delle ombre
queste previste aureole del coma.
in nome alla resina che piange
resta la melma della resistenza
questa sentenza in bilico nel pane vieto.
in ernia con le giostre del pacifico
piange la rana che cigola se stessa
con la cometa inane col natale.
il crollo delle dita è avvertito ovunque
se il corrimano rantola se stesso.
27.
in un mondo di cordigli senza preghiere
s’intasa il mondo e il cordoglio è unanime.
dove s’inzuppa l’ernia della palude
è lì la testa con le tempie in sangue.
in pasto alle radici che spaccano l’asfalto
resta il pantano delle nenie piene
con le lucertole che de-brevettano le radici.
finito nel mare il pesce della pece
chiama le rotte per scaldar correnti
l’università del sale dentro i verbali.
in balìa con la rondine impazzita
salta l’ordine bello dell’architettura
a foce di delta a ritmo di badante.
28.
18.
in una spalliera di rondine ho visto nascere
l’indagine del solco di starti a guardare
datario di festa stato di bambino
che attenda ai riti dietro la tenda
nel bazar della mente. qui è loquace
il rantolo della bestemmia d’angolo
il grido di mettersi a dormire
per esilio. il rito delle trombe ha
abbreviato da anni le fanciullezze
d’oceano. ora è un cadere a ciocchi
come alberi segati per morte. tu ridi
l’indice che ti porto in visione:
non è tuo il dolore. vai in giro con
una superstrada offensiva, vanesia e forte
e forte sfollagente.
le conchiglie mi servono per le collane
del bello, le buco appena e sono infilate
per il paradiso della nuca marina.
19.
98.
in una ciotola di estasi ti aspetto
arcobaleno nel tarlo, muschio dotto
dove la schiera delle api trepida
l’ingoiarsi della rotta, la sfera nera
lottatrice di tuffi dentro la pece.
le mollichelle della luce eludano
l’abbandono dell’uovo incrinato.
99.
arbusti del mio addio
starmi accanto busto d’essere
internauta lo zero del mio spazio
azzerato soldato senza salma.
qui patente il rosso sul grigio
tonalità del male giglio reso.
eppure un foglio patrigno di ciliegio
occlude il paradiso sa di rapa
appassita sotto un rantolo a cottimo
più dolore più e più cottimo
il meno sotto l’ascia.
le furbastre farfallone dell’atrio
balenano comandi per esecuzioni.
73.
non oso il pallore delle steppe
né l’anfiteatro del Colosseo
ma una stanzina dopo un cortile
ammalati dal timbro della povertà.
con l’aria arcigna della portineria
il cimelio del bavero è trofeo
di far ritorno, nome al costato
della buca delle lettere.
in un tristo attaccapanni di guardiola
dio è morto senza la croce
col semplice misfatto d’inedia
senza aquiloni. le stirpi dei loggioni
civettano ancora chissà quale
innamoramento di fatto in atto.
74.
69.
in un marciapiede di penuria
l’aria vuota la cometa panica
il caro identità senza sipario.
70.
500.
attore di vendetta la mia nascita
gravata sul magistero della spugna
501.
di notte dava la caccia alle marionette
sotto un auspicio di creta
502.
ostacolo a bella posta il tuo rancore
basato su stazioni senza treni
sensato per davvero in retromarcia.
503.
indice d’imbroglio stanno i pianti
e le risate d’indice. tu sorridi
e non sai la gioia di non essere.
504.
accorro sulla cresta del fortilizio
ma non salvo nessuno, anzi
volo nel tonfo.
505.
Oramai da tanti anni sono diventata l’aguzzina di me stessa.
506.
nel vento che sconforta le corolle
viene l’arbitrio di poi le sporule
avverano le nascite.
507.
le teche del silenzio nella verità del nulla
chetano reliquie permettono lo sguardo
nel battistero recidivo equoreo reo.
508.
ironie del vuoto quando l’epitaffio
consoli le lucertole sguarnite
509.
le terre del basto
non temono bonifiche
né le feste con le girandole di fuoco,
senza contaminazione stanno basse
forzate sotto il senso delle esequie.
510.
pazienze d’oltremare la trama della stanza
questo spavento alla potenza d’angolo
511.
appena sul distante le ritrosie
delle nuvole che con brevetti
di volo omettono le regole
vedette col tremolio di cuccioli.
512.
veniamo saccheggiati da un tremulo
coniglio un ghiro di fonte il sonno.
513.
nell’ernia della truffa vibra il sole
cattivo quanto l’oasi d’osanna
514.
l’ernia forsennata di rivedere
la nicchia della pace
l’arbitrio della biro che non scrive.
515.
La scritta sotto la statua
si sta sotto prosette di slogan ad enfasi.
nulla si può derubare se non la stessa vita.
tra tramezzi di gente i viottoli umani non portano a nulla,
ma il ciclista piange dalla gioia e per lo stress-trauma della fatica.
a forza di leggere/scrivere libri il cómpito per la vita è venuto meno.
da domani faccio un solenne encomio dell’inerzia, dell’equilibrista,
dello stampatore folle e dell’editore geniale e giusto e onesto.
da oggi mi metto in nicchia e crepo a poco a poco proprio per ristoro.
i migliori anni della nostra vita sono le parole sempre sperdenti, un’aurora dei denti
per il marzapane al cioccolato. chi coccoli il lato del bello è l’unico felice, certo qui non si parla
di creativi mercantili, ma di davanzali di pietà. adesso chiudo e mi metto a dieta per un cantico di stasi.
516.
dentro l’intuito della donna vuota
il cerchio dell’anno senza numero
517.
al chiodo le carcasse dei morti
queste notturne aureole
legate per inedia.
la pratica barbarica delle reliquie
osanna di uno scempio d’àncora
per accattonare nel pio il macabro.
518.
appello di riposo il tuo candore
senza afflizioni un sorso di figura
darsena. rovini in mente la mente.
519.
in un gelo di stoviglia la riunione
di campare. aver fame da malati
è ancora più triste. la veglia conforme
alla lotta ha percussioni e mantice.
il tic della rotta persa sazia la cella.
520.
ordalie plurime verdetti di rime
queste bisacce standard sul tempo
521.
i grandi centri commerciali degl’incroci
proprio come cappelle per pegni di confisca
sparire alla vita dal nucleo del cancro
dal crocicchio di abbandono per questo
abbandono. bandoli d’asce.
522.
la luce delle steppe sa far stare insieme
gironi di perseguitati. addobbi di pece
per la gioia del capostipite, leggasi
il tiranno non unto dal guizzo del
dolore.
523.
darsene di refusi e sogni fusi
524.
la brezza funebre
ha un siluro sulla fronte
una daga al corto della cenere.
525.
le preistorie dell’acciaio furono nidi
526.
con un occhio crudo da far paura al diavolo, si sa-si fa il volo pindarico del coma appena chiusi in un’officina di tomba.
527.
sono nata o vissuta sia al sud che al nord, entrambe le sparenze mi sono nemiche.
528.
ordigno di cratere l’applauso del sole
529.
la mia aureola sta a valle
coperta da una duna di pioggia
530.
discuto il buio con l’arsenale in bocca
531.
a domicilio sul fato della morsa
questa carretta ciclica di zero
532.
nella strofe catastrofica del sale
le genie del numero zero
533.
le forche sezionano comete
per l’addobbo di dee vincenti
per le chele di tempi.
534.
si gioca sottopiano tanto per non retrocedere
al prossimo diluvio della nuca.
535.
il cadavere del pesciolino argentato
argenteo scivolo di giostra.
534.
un orto nella voce il tuo costrutto
invaso dall’intarsio del mortale
disgusto per la fotocopiatrice
errabonda maniera di miniera.
535.
in un sistema di grilli la risposta
per sconsolare la sabbia
di castelli in steli al mare.
Il malato di un morbo famoso
vuole l’acqua del pozzo
non del rubinetto, sa, dice.
536.
erta di schianto apice e veleno
annulli di elemosine guardarti.
537.
Il sangue in palio
il sangue sta nella botte, viene bevuto con gran gusto.
lo storno dei resti del corpo viene lasciato marcire per il disgusto di qualcun altro, di solito uno spretato con la bontà d’interpretare i visceri un attimo prima del marcimento.
appena vi ruzzola una cometa, subito qualcuno c’è che schiamazza ridendo a crepapelle, vanificando la morgue che cerca voce.
intorno al bivacco la voce più svacca e grossa è ascoltata con religioso compiacimento, cibo anfibio tra il bio e il forte logico: non di verità si tratta, sia inteso.
tra la cialda del cielo e l’avamposto del rogo la simultaneità.
l’equilibrista sa stendere ponti, ma la pace proprio non sa arrivare: che serva il peso dei sassi nelle tasche atti all’esca dell’annegamento? dopo un po’ anche tutti i ponti implodono o esplodono.
la ricchezza della gara infoltisce la perfidia del potere o la bonomia, imparziale ipocrita, del colpo di pistola per il via.
i manichei, gli stoici, gli atei, gli agnostici e gli gnostici stimolano giare per ottenere un ottimo olio atto a tutti gli usi simbiotici e terresti e simbolici, oltre non rema il teschio. estirpano, per un verso, trapano per l’altro verso, piantano pali per le affidate-affilate fidanze.
ma non basta, la grondaia comincia ad emettere tesi e antitesi lungo i fili dei panni stesi ad essiccare il rantolo che schiuma, un filo si spezza e penzoloni sega l’appiglio, l’io vermiglio così verminaio.
la lira della rondine si mette a stridere senza accorgersi del desco scovante il vale del chissà come.
538.
generalità del fosso
ore del senza scampo
covo di coriandoli
la pena di essere soli
nati appena ad argine di lira.
mare di alluvioni
visi di disordini
gite nude
affinità del gratis.
in braccio al teschio
la cometa di non farcela
né dal camino né dalla finestra.
frullo ti costeggio lungo
l’avverbio del mare nero
biologico intrico
539.
Sul tram per voce di una migrante:
“lui è un ubriacone, è depresso, ti fa ridere un po’.”
540.
crepare prima di qualunque albeggio,
tristetristetriste tristissima epoca a
capofitto. crepare nel diluvio delle stigmate
nel maremoto delle fitte dentro lo sguardo.
pianse l’odissea del verbo
nell’urto mattutino di sfinire
la notte. sente un artiglio nel diluvio.
si stende sul pavimento per il mal di schiena
pur non essendo pianista. acerbo nella vecchiezza
senza nessun atto di vendemmia.
541.
in ordine al ladrone della notte
sto alla finestra per sedarmi il viso.
542.
qua nell’ampolla il pesciolino
fa capolino per sembrare anfibio
543.
discosta da me quest’intruglio
d’orto, questo falsario che memorizza
cambiali con la foto
stivali con il buco
il loglio valentissimo sul grano.
544.
l’attore in palandrana per poter sopportare
la darsena del globo.
545.
*****
perno di soqquadro nomea del rantolo
notaio del coma, cecità.
invano cercando il numero civico.
se s’intovaglia lo spreco delle briciole
anche le lucciole perdono la luce
con le domande cremisi del cuore.
in te vivesti il simbolo del sangue
questa vestina illogica del verso
da qui al gendarme che ti dette carcere.
tutta sbilenca passeggia la lezione
di non capire zero né addendo.
39.
in quell’ordine d’ozio
fu stratega la grondaia d’acqua
come una vita nuova.
40.
la sentenza del lupo
lode del perno che non sa la luce
né la cintola di attenersi al nido.
41.
15.
oh nozze di pianura
quando del felice
è labbro d’equo
se tutto si affratella
in un bivacco presso
la deriva del rivale
scorno, nome d’angolo
dove si accumulano le finestre
vuote d’idiote solitudini.
tu conserto in un verbo
credi di vivere la gloria
della sera nella regola
del buio bello. io ritorno
dall’atrio per dire di non
aver trovato casa, più zero
il corsaro della bile.
16.
eredità del sale
infuso di comete senza avvento
l’uso a morbo d’essere.
il ventre che estorce un po’ di vita
ferrigno dolo chiodo logico
non dà la vita né del remo il cerchio.
odo la doglia del paese estinto
la tinta vuota del corsaro sazio
verso un silenzio sfatto di salsedine.
tu remato occaso sorso secco
conosci le stature delle foglie
tutte clienti remore d’eclissi.
17.
fu la pietà che mi permise
persuasioni di azzurro messe a fuoco
per coriandoli di lucciole.
tutte silenti le botole del nome
queste anguste ciotole del vento
dove le stelle inviano questure.
fu la resina al costato del dio fiele
a chiedere mansione di soccorso
al divario tragico del laccio d’uso.
il circolo al traguardo della fine
smise per me una coccola di dono
per una lezione nomade di coma.
18.
la solitudine del caso guasto
in un bavero di stoppia
la nuca s’è bruciata.
ho, che voglio, un ciabattare di morte
una candela al vaglio del felice
stormo del sangue.
guerriglia di anatemi le sassaiole del vento
questo vetusto spasmo di vestaglia
donna fondante per oliveti sterili.
19.
compro un librino e sono in pace
con la cicala del sangue che gira
e rigira a vuoto dentro il corpo
pagano sempre in gara con qualcosa
o qualcuno per paura o stanchezza.
il cheto aroma della funivia non mi
regala niente. di te stento il ricordo
e il dolore che avvenne quando
moristi stinto stelo del più bello
comodo del bello. fu lo strazio
parco delle lucciole che mi disse
dissero il cielo.
20.
in un chiavistello di comete
l’eroe è in vita fiaccola di agnello!
21.
l’osso e il dirupo
in un fantasma di sconfitte:
c’è da leggere fino alla morte
dei secoli. in un pastrano di gerundi
senza senso so la strana paglia
del morente. la pagina in prosa
della luce arresa all’addio novello.
22.
L’inchino del predone
2008-
1.
in un gravame di addio voglio andarmene
dondolo del caso sorso di abbandono
dono sul comunque di non essere
né senso né gelo di cometa.
in mano alla stazione del fu gusto
sto nel trabiccolo del polso
a rivendicare un chiodo di garofano
fannullone quanto vano sul comunque.
è qui che resta il greto dell’ultimo
fiume, il maestrale stravolto ed il cerchio
cattivo della rondine bonaria.
2.
in un ventre di alambicco veder flessa
la lucertola stantia della voragine
e piangerne dirotta la svanente
attenzione sul tutto. una in meno
la rotta benevola quella figlioletta
bella che accompagnava i vertici vivi
del buon sangue. la lucertola
morente in resa sa
vanesia la cometa della guazza
la guardia sulla rotta che non c’è.
3.
imboscate al traino da sotto le vesti
quest’animula di fosso muto sdegno
dove si sconta il muschio e la ricotta
acida. parimenti blasfemo questo polso
socialista di sé senza il podio dell’arringa
di voi. in cialde di anemoni e vestali
storpio chi sono sotto la strenua
notte sotto le esequie del vomere
inesausto.
4.
quale dolore regio ti piega la nuca
verso le ginocchia tremule?
emulo di emuli i muri protettissimi
calcano le impronte di passi
i passi che non vengono alla via
i passi che godono vicoli ciechi.
piove la venia dentro il faldone
incomprensibile di donne senza
le doglie bambinesche e belle.
le convenute aureole del bosco
scontentano le nuche degli atleti
abituati a tentare in solitario.
tu non vieni al perno del tuo bello
stai zitto nei morti novellini
così bambini da parere vivi.
in pena le lucertole del bivio
sanno penombre brevi brevi
di salvezza.
5.
ora che mi guardi con le staffilate
in mente, prendi da me un apice di
vuoto, uno scompiglio atavico di
bosco. conosco le comete che
debordano morte, le confiscate
aureole dei morti. intona con me un
apice perdono, un dono sotto il fosco
della notte. dimmi perché il divieto
sa di frutto nonostante il frullo della
cenere. dimmi perché le nere cipressete
somigliano la rete dell’eclisse.
6.
nel frullo di sconfitte ho visto l’alba
oltre la baraccopoli del senso
e del verdetto. in pace sulle pertiche
del vento vado dove sono vedova
di niente, lieta nel felice. intruglio
a maremoto fu mia madre, dimessa
faccendiera di una bandiera
in arsione. so le pendule anemie
del vero. le faccende duttili di chi
muore piano. so la nomea del caso
atto di finzione per sopravvivere
veritiero andazzo di penombra.
7.
in una manciata di baci
ho visto l’abaco
la cortesia del conto pro,
le spore che rincorrono i tetti
sulle tegole accasarsi,
la cialda della luna regalare
il turno della giostra.
ma del fato la stamberga
è ben più forte di un atto di regalo
la regìa del vincolo comanda
tutte le poste delle gare.
8.
non voglio altro pensiero che di te
offenda il senza, la malinconia costrutta
dal colera della legge. genia del boia
sopravvivere al patibolo, stare infetti
senza la pietà più bella. la sindone
della finestra stramazza e stazza
resistenza. in palio le eclissi senza
senso né sostegno di remoto.
tu dove sei Michelangelo del corpo?
dove finirono l’ala della rondine con la combriccola
solare? dove la venia per il restauro al sorriso?
9.
83.
dammi la pazienza dell’ultima cosa
la festività dell’ozio
sotto la viltà del sale,
lo strale nudo dell’ultima cosa
alambicco di ruggine
gelo di cometa la riscossa,
usciamo a viaggiare come se non fossimo
motivo di scia di rupe,
percorso ceduo l’ultimo viottolo
cosparso dalla pece di resistere
lo stelo illogico d’una contumacia.
84.
74.
il mio corroso archivio dove logora
la fronte del sudario e la monella
lancia del bacio. la baionetta dello sguardo
non serve a nulla qua dove si muore
regressi appena all’indole del sole.
invano la rendita del silos sotto casa
appena una speranza senza limiti.
i miti delle coste più sodali
danno ai dadi un soffio di cancrena.
75.
69.
una notte di pasqua almeno fosse
questo grandioso emulo del vento
70.
68.
nel vernacolo dell’ultimo mozzo
cola il dolore. la ciotola del sale
brevetta lo scherno, il disprezzo
sul vinto. l’eresia di Francesco
non è servita a far meraviglia
la scodella con le spore del vento.
sconfessato da un’antenna parabolica
il nascituro del baratro.
69.
68.
nel vernacolo dell’ultimo mozzo
cola il dolore. la ciotola del sale
brevetta lo scherno, il disprezzo
sul vinto. l’eresia di Francesco
non è servita a far meraviglia
la scodella con le spore del vento.
sconfessato da un’antenna parabolica
il nascituro del baratro.
69.
68.
nel vernacolo dell’ultimo mozzo
cola il dolore. la ciotola del sale
brevetta lo scherno, il disprezzo
sul vinto. l’eresia di Francesco
non è servita a far meraviglia
la scodella con le spore del vento.
sconfessato da un’antenna parabolica
il nascituro del baratro.
69.
68.
nel vernacolo dell’ultimo mozzo
cola il dolore. la ciotola del sale
brevetta lo scherno, il disprezzo
sul vinto. l’eresia di Francesco
non è servita a far meraviglia
la scodella con le spore del vento.
sconfessato da un’antenna parabolica
il nascituro del baratro.
69.
luce pericolante il brevetto per sopravvivere
arma spuntata senza la vendetta
inebriante di un attimo. motivo di resina
l’appunto di uno slogan per aiuto
al minuto lutto. in pena le morie
nel vaso di fiori recisi. dormire sul massiccio
dell’eclissi e finalmente temere la vita
socchiusa verso il sale delle nevi.
senza abitudini di controllo
si scorre via contro l’alambicco
del comico che non c’è. domenicale
il chicco di un grano tutto bambino
lucido germoglio di un altro coma.
… los trenes pierden la memoria ante la fatalidad
le los raíles, parten como apátridas.
*
… i treni perdono la memoria davanti alla fatalità
dei binari, partono come apolidi.
55.
non un dono né uno spazio a dono
tra le oscurità del vanesio
e il sesto senso che ti fa la bara.
gelano gli arti e le fannullaggini
raggelano la logica della resistenza
con stemmi a vapore senza locomotiva.
il grande appalto della malinconia
smisura sicurezze nei coriandoli
a miriadi di conio. tu laddove avanzi
un incubo ha la bocca del comando.
56.
appena torno in bocca alla resistenza
mi guarderò la fiera delle maniglie
per le blindate aureole di chi vince.
57.
43.
ho un muretto di rasoio
un inciampo continuo
un nudo scaduto senza pietà.
al fondo rammento un davanzale
inetto senza fiori. un mansueto
orgoglio di chi strofina il giorno
non trova niente. né la valenza
occhialuta di un professore
qualunque. un lume quieto
si è sfracellato sull’opera
di asfalto. il male è lacero
il bene una bestemmia più
che mite. un cristo miserrimo
mormora stracco sulla panchina
chiamato lurido dal dolo dovunque.
la gita a Firenze è stata finanziata
dalla fidanzata zoppa della mia scrivania
tutta zonzo e peste.
44.
38.
è la calunnia della giostra la felicità
di ognuno. non c’è rimedio al dio
che si prega. al computer che ti annoia
e ti falcidia il collo e l’apice del cuore.
le risme delle botole sono tutte pronte
intatte sul dirupo del puro muro. periferia
d’impronta il tuo dolore che non interessa.
guardami da vicino ti parrò minore
dell’ultimo analfabeta neppure botanico
con l’oro della gemma. la guida del fianco
è solo un inguine senza la logica del frutto.
39.
33.
a contatto con l'estro della polvere
il cestino dell'alba bravata che bara
nella stima l'orizzonte. in te che svendi
incudine e martello la discola effusione
della pre-salma. finito il trucco di startene
vivo magari vivo ora ti tocca la cova
dello stemma bestemmiante. nel fulcro
della conta non trovi niente. ti assale
un simulacro di corsa: provi a vivere
murando la fuga nel tonfo di startene
pena di tonfo. resisti. stipuli barriere
con la forza delle grotte in disuso.
non basta. leghi il cervello in un rigagnolo
di coraggio di attesa. sai la pietà del gelo
che sa e fa guardare senza essere toccati.
le venuzze delle gronde sfregano al vento
senza scaraventare i nidi. nella corteccia
la musica degli alberi pietosi.
34.
25.
ha una pelle a spigolo che rattrappisce
il cosmo. ha in corso d’opera un almanacco
di ghiaccio. un eremo dalle vedute
strette. in pancia un capannone
di fame. un’officina di sale con le
scaramucce del muschio. intorno
intorno una conventicola di brecciolino
sterile. sulla mensola un breviario
di fuochi fatui. nel trillo del grillo
la scansione di un pianto murato.
nella cuspide del pomo di Adamo
la cospirazione del singhiozzo.
a prima vista sembra un ladroncello
di ciliegie. poi ben presto un eremo
di grotte tutte prese da becchini di macigni.
26.
22.
euforie al greto in pace nonostante
la nomea della forza sia la zolla
matematica mestizia la notte.
23.
20.
pugno di azzurro la paura ha trono
dentro le lucertole del sopravvivere
attore e carosello il mio divario.
21
15.
era una vita di perno e solitudine
un cinguettio di iena una natura
in tiro. sconfinò perfino in un lampione
viziato dalla rondine di eclissi.
poi bestemmiò per sempre il
residuato bellico con la duna
della rotta già perduta s’infilò
in una darsena spaventevole
vietata al restauro senza né stanza
né strada da battere. un fiasco
a catapulta e contro a catapulta.
16.