Raccolta di poesia in attesa di un'edizione presso un editore di carta (2004-2005)

Eccomi

Utente: marinapizzi
Nome: Marina Pizzi
Le mie raccolte di poesia inedite in carta trasformate in blog[s] sono: Brindisi e cipressi - Sconforti di consorte - Sorprese del pane nero - ***** °°°°° ***** °°°°° ***** ***** °°°°° ***** °°°°° ***** Marina Pizzi è nata a Roma, dove vive, il 5-5-55. ***** Ha pubblicato i libri di versi: "Il giornale dell'esule" (Crocetti 1986), "Gli angioli patrioti" (ivi 1988), "Acquerugiole" (ivi 1990), "Darsene il respiro" (Fondazione Corrente 1993), "La devozione di stare" (Anterem 1994), "Le arsure" (LietoColle 2004), "L'acciuga della sera i fuochi della tara" (Luca Pensa 2006), "Dallo stesso altrove" (La Camera Verde, 2008), "L'inchino del predone" (Blu di Prussia, 2009); ***** ***** ***** ***** ***** [raccolte inedite in carta, complete e incomplete, rintracciabili sul Web: "La passione della fine", "Intimità delle lontananze", "Dissesti per il tramonto", "Una camera di conforto", "Sconforti di consorte", "Brindisi e cipressi", "Sorprese del pane nero", "L’acciuga della sera i fuochi della tara", "La giostra della lingua il suolo d'algebra", "Staffetta irenica", "Il solicello del basto", "Sotto le ghiande delle querce", "Pecca di espianto", "Arsenici", "Rughe d'inserviente", "Un gerundio di venia", "Ricette del sottopiatto", "Dallo stesso altrove", "Miserere asfalto (afasie dell'attitudine)", "Declini", "Esecuzioni", "Davanzali di pietà", "Plettro di compieta", "L'eremo del foglio", "L'inchino del predone", "Segnacoli di mendicità"; il poemetto "L'alba del penitenziario. Il penitenziario dell'alba"]; ***** ***** ***** ***** ***** le plaquettes "L'impresario reo" (Tam Tam 1985) e "Un cartone per la notte" (edizione fuori commercio a cura di Fabrizio Mugnaini, 1998); "Le giostre del delta" (foglio fuori commercio a cura di Elio Grasso nella collezione “Sagittario” 2004). Suoi versi sono presenti in riviste, antologie e in alcuni siti web di poesia e letteratura. Ha vinto due premi di poesia. ***** ***** ***** ***** ***** [Si sono interessati al suo lavoro, tra gli altri, Asmar Moosavinia, Pier Vincenzo Mengaldo, Luca Canali, Gian Paolo Guerini, Valter Binaghi, Giuliano Gramigna, Antonio Spagnuolo, Emilio Piccolo, Paolo Aita, Biagio Cepollaro, Marco Giovenale, Massimo Sannelli, Francesco Marotta, Nicola Crocetti, Giovanni Monasteri, Fabrizio Centofanti, Franz Krauspenhaar, Danilo Romei, Nevio Gàmbula, Gabriella Musetti, Manuela Palchetti, Gianmario Lucini, Giovanni Nuscis, Luigi Pingitore, Giacomo Cerrai, Elio Grasso, Luciano Pagano, Stefano Donno, Angelo Petrelli, Ivano Malcotti, Raffaele Piazza, Francesco Sasso, Mirella Floris, Paolo Fichera, Thomas Maria Croce, Giancarlo Baroni, Dino Azzalin, Francesco Carbognin, Alessio Zanelli, Simone Giorgino, Claudio Di Scalzo, Maria Di Lorenzo, Antonella Pizzo, Marina Pizzo, Camilla Miglio, Michele Marinelli, Emilia De Simoni, Linh Dinh, Laura Modigliani, Bianca Madeccia, Roberto Bertoni, Eugenio Rebecchi, Anila Resuli, Luca Rossato, Maeba Sciutti, Luigi Metropoli]. ***** ***** ***** Nel 2004 e nel 2005 la rivista di poesia on line “Vico Acitillo 124 – Poetry Wave” l’ha nominata poeta dell’anno. Marina Pizzi fa parte del comitato di redazione della rivista "Poesia". E' tra i redattori del litblog collettivo "La poesia e lo spirito", collabora con il portale di cultura "Tellusfolio". ***** Sue poesie sono state tradotte in Persiano, in Inglese, in Tedesco.

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domenica, 28 giugno 2009
da Il sonno della ruggine, 2009-






27.

stenti del pane rivedere Ottobre


sulle lacrime del basto.

28.

dunque io sono in un rosario di stenti


dove le stigmate approdano alle rondini


nel cordone del sale si fa dannoso il vento.


29.

Postato da: marinapizzi a 08:46 | link | commenti
il sonno della ruggine

giovedì, 23 aprile 2009
L'inchino del predone

E' uscita presso BLU DI PRUSSIA Editrice di Piacenza http://www.bludiprussia.it/ la mia raccolta di poesia L'inchino del predone a cura di Eugenio Rebecchi.



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Postato da: marinapizzi a 07:12 | link | commenti (3)
l inchino del predone

sabato, 04 aprile 2009
da Segnacoli di mendicità

16.

cantuccio di elemosina la sposa

guardata a vista dall’eremo

del rantolo. dove domani il refrigerio

è favola. qui nel patibolo che ruba

le elemosine il silenzio del pargolo

corrotto. accosto accosto le sfingi

delle guance queste vedette tenui

di vento e le restie comunque. ora

ti chiamo adito alla sera per fingere

di nascere. le tue macule si curvano

turbate dal branco della bara.

17.

il crollo delle dita è avvertito ovunque.

qui resta il deposito del pane

nonostante le scorrerie. ride il pagliaccio

che si conferma re. tu intanto travalichi

le gemme verso la Veronica. la furia della fanga

questo rattoppo rorido alla fronte.

dammi un perno di liberanti solitudini

un gerundio di dadi finalmente super vincenti.

le mani chiuse aprono il vuoto.

di te ho l’etnia dello stallo

questa perdente crosta di resina.

stalla del prato credere dio

dialetto criptico tic da ultimo stadio.

l’eco ripete il giallo insoluto

la pacchia di trovare chissà che.

18.

in una spalliera di rondine ho visto nascere

l’indagine del solco di starti a guardare

datario di festa stato di bambino

che attenda ai riti dietro la tenda

nel bazar della mente. qui è loquace

il rantolo della bestemmia d’angolo

il grido di mettersi a dormire

per esilio. il rito delle trombe ha

abbreviato da anni le fanciullezze

d’oceano. ora è un cadere a ciocchi

come alberi segati per morte. tu ridi

l’indice che ti porto in visione:

non è tuo il dolore. vai in giro con

una superstrada offensiva, vanesia e forte

e forte sfollagente.

le conchiglie mi servono per le collane

del bello, le buco appena e sono infilate

per il paradiso della nuca marina.

19.

in corpo alla bravura di resistere

la cisterna non varia. attore e cornucopia

non eludono il filo della lama.

tra non molto il ludo della frottola

finirà i giochi. morrai. salita su salita

già si affanna la natura della falla

per spianare il rantolo. la spia

è un tratto magro in comunione

tragica. su, non piangere, le libertà

non possono l’asilo di nessun ritornello.

20.

essere in vita è un criterio sperduto

un alunno senza lavagna né voce

di maestro. in tanta precaria

esistenza si stenda un velo di lutto

un sillabario bianco. in bilico sul cipresso

la casa delle serpi. una dubbio da dentro

la nuca innocente arrovella. tu dove sei

bandito gentiluomo prestato al palmo?

qui nella minestra degli abiti sbilenchi

resta una donna in chiodo di dovere

di non esser madre. la natura sperpera

chi nasce. è scienza o mito

farsi pallottolieri nell’abaco del baratro?

21.

spauracchio di nodi ho letto l’indice

che mi diceva di gareggiare appieno

nonostante! in stalla con gli animali

condannati ho preso a pregare

negli occhi della cavalla. la consolazione

è stata franca ma non la voglia di vivere

con il basto alla nuca e alle caviglie.

la vigliaccata dell’ombra è stata tutta

per lo stornello del sole per le comete

ingenue. nudo corra l’atleta del miracolo

quando la genia della colpa sia sparita

dalle tempie dalle rughe della fronte.

22.

con la crivella ho saziato il sottosuolo

così per abbonire il velo della morte.

sotto la penuria della libagione

il condominio sbraita come al solito.

sbiadita dal tabernacolo la voglia

di essere bambina ancora un poco

diadema del randagio che elemosina.

e poi perché il mondo non adotta

la pellegrina giara del contagio d’aquilone?

23.

in gola alla meridiana

del male in assalto

sto col ventre freddo

nell’eremitica trappola

del re che imita felicità

non sue.

la gran regia del palio

è dare d’avvento

chissà quale prodezza

per la stamberga in guasto

perpetuo. il cipresso si fa fatuo

per il fuoco che non scalda.

24.

mi piacerebbe chiedermi perché sono morta

col tartufo nel palmo e il diamante nell’altro

con l’amante stretto al petto fino allo spasmo

e la novena del principiante che non sa frenare

lo strazio di restare. qui ti avvengo con le mani

sature di baci eppure piango con la gogna del

migrante. la casa è un arsenale di vendette

all’insaputa di tutti. voglio piangere il resto

dei miei giorni per morire satura, vacua.

nel giorno avviene l’entità del basto

questo pagliaccio che non fa ridere nessuno

con la pelle di ghiaccio e il ghiro sparato

dall’elemosina dell’assassino. il passato

è un crollo di cimitero un addobbo per l’erta.

domandami se gioco con la venia del salasso

quando leggo questi versi in riva al rantolo.

25.

nomea del buio stare con le pietre

per spaesarsi dentro le chimere

di regole del dubbio. meno che meno

è vita le macedonie delle bestemmie

in dolo in atto in perno di nomea.

eppure le doglie delle creature

vendemmiano cipressi neonati

per le lenti botaniche del bello

per le nature di fati che non stempiano.

le grandi emergenze delle favole

sono al gerundio di capire il mondo.

26.

sono tracolli gli angoli della sera

queste nomee di pianto delle ombre

queste previste aureole del coma.

in nome alla resina che piange

resta la melma della resistenza

questa sentenza in bilico nel pane vieto.

in ernia con le giostre del pacifico

piange la rana che cigola se stessa

con la cometa inane col natale.

il crollo delle dita è avvertito ovunque

se il corrimano rantola se stesso.

27.

in un mondo di cordigli senza preghiere

s’intasa il mondo e il cordoglio è unanime.

dove s’inzuppa l’ernia della palude

è lì la testa con le tempie in sangue.

in pasto alle radici che spaccano l’asfalto

resta il pantano delle nenie piene

con le lucertole che de-brevettano le radici.

finito nel mare il pesce della pece

chiama le rotte per scaldar correnti

l’università del sale dentro i verbali.

in balìa con la rondine impazzita

salta l’ordine bello dell’architettura

a foce di delta a ritmo di badante.

28.

Postato da: marinapizzi a 15:35 | link | commenti
segnacoli di mendicità

sabato, 28 marzo 2009

18.

in una spalliera di rondine ho visto nascere

l’indagine del solco di starti a guardare

datario di festa stato di bambino

che attenda ai riti dietro la tenda

nel bazar della mente. qui è loquace

il rantolo della bestemmia d’angolo

il grido di mettersi a dormire

per esilio. il rito delle trombe ha

abbreviato da anni le fanciullezze

d’oceano. ora è un cadere a ciocchi

come alberi segati per morte. tu ridi

l’indice che ti porto in visione:

non è tuo il dolore. vai in giro con

una superstrada offensiva, vanesia e forte

e forte sfollagente.

le conchiglie mi servono per le collane

del bello, le buco appena e sono infilate

per il paradiso della nuca marina.


19.

Postato da: marinapizzi a 16:43 | link | commenti
segnacoli di mendicità

mercoledì, 04 marzo 2009

98.

in una ciotola di estasi ti aspetto

arcobaleno nel tarlo, muschio dotto

dove la schiera delle api trepida

l’ingoiarsi della rotta, la sfera nera

lottatrice di tuffi dentro la pece.

le mollichelle della luce eludano

l’abbandono dell’uovo incrinato.


99.

Postato da: marinapizzi a 16:36 | link | commenti
l inchino del predone

mercoledì, 18 febbraio 2009

arbusti del mio addio

starmi accanto busto d’essere

internauta lo zero del mio spazio

azzerato soldato senza salma.

qui patente il rosso sul grigio

tonalità del male giglio reso.

eppure un foglio patrigno di ciliegio

occlude il paradiso sa di rapa

appassita sotto un rantolo a cottimo

più dolore più e più cottimo

il meno sotto l’ascia.

le furbastre farfallone dell’atrio

balenano comandi per esecuzioni.

Postato da: marinapizzi a 15:36 | link | commenti (1)
l inchino del predone

mercoledì, 28 gennaio 2009

73.

non oso il pallore delle steppe

né l’anfiteatro del Colosseo

ma una stanzina dopo un cortile

ammalati dal timbro della povertà.

con l’aria arcigna della portineria

il cimelio del bavero è trofeo

di far ritorno, nome al costato

della buca delle lettere.

in un tristo attaccapanni di guardiola

dio è morto senza la croce

col semplice misfatto d’inedia

senza aquiloni. le stirpi dei loggioni

civettano ancora chissà quale

innamoramento di fatto in atto.


74.

Postato da: marinapizzi a 17:12 | link | commenti
l inchino del predone

domenica, 25 gennaio 2009

69.

in un marciapiede di penuria

l’aria vuota la cometa panica

il caro identità senza sipario.


70.

Postato da: marinapizzi a 15:09 | link | commenti
l inchino del predone

sabato, 17 gennaio 2009
Miserere asfalto (afasie dell'attitudine)

500.

attore di vendetta la mia nascita

gravata sul magistero della spugna

501.

di notte dava la caccia alle marionette

sotto un auspicio di creta

502.

ostacolo a bella posta il tuo rancore

basato su stazioni senza treni

sensato per davvero in retromarcia.

503.

indice d’imbroglio stanno i pianti

e le risate d’indice. tu sorridi

e non sai la gioia di non essere.

504.

accorro sulla cresta del fortilizio

ma non salvo nessuno, anzi

volo nel tonfo.

505.

Oramai da tanti anni sono diventata l’aguzzina di me stessa.

506.

nel vento che sconforta le corolle

viene l’arbitrio di poi le sporule

avverano le nascite.

507.

le teche del silenzio nella verità del nulla

chetano reliquie permettono lo sguardo

nel battistero recidivo equoreo reo.



508.

ironie del vuoto quando l’epitaffio

consoli le lucertole sguarnite

509.

le terre del basto

non temono bonifiche

né le feste con le girandole di fuoco,

senza contaminazione stanno basse

forzate sotto il senso delle esequie.

510.

pazienze d’oltremare la trama della stanza

questo spavento alla potenza d’angolo

511.

appena sul distante le ritrosie

delle nuvole che con brevetti

di volo omettono le regole

vedette col tremolio di cuccioli.

512.

veniamo saccheggiati da un tremulo

coniglio un ghiro di fonte il sonno.

513.

nell’ernia della truffa vibra il sole

cattivo quanto l’oasi d’osanna

514.

l’ernia forsennata di rivedere

la nicchia della pace

l’arbitrio della biro che non scrive.

515.

La scritta sotto la statua



si sta sotto prosette di slogan ad enfasi.

nulla si può derubare se non la stessa vita.

tra tramezzi di gente i viottoli umani non portano a nulla,

ma il ciclista piange dalla gioia e per lo stress-trauma della fatica.

a forza di leggere/scrivere libri il cómpito per la vita è venuto meno.

da domani faccio un solenne encomio dell’inerzia, dell’equilibrista,

dello stampatore folle e dell’editore geniale e giusto e onesto.

da oggi mi metto in nicchia e crepo a poco a poco proprio per ristoro.

i migliori anni della nostra vita sono le parole sempre sperdenti, un’aurora dei denti

per il marzapane al cioccolato. chi coccoli il lato del bello è l’unico felice, certo qui non si parla

di creativi mercantili, ma di davanzali di pietà. adesso chiudo e mi metto a dieta per un cantico di stasi.

516.

dentro l’intuito della donna vuota

il cerchio dell’anno senza numero

517.

al chiodo le carcasse dei morti

queste notturne aureole

legate per inedia.

la pratica barbarica delle reliquie

osanna di uno scempio d’àncora

per accattonare nel pio il macabro.

518.

appello di riposo il tuo candore

senza afflizioni un sorso di figura

darsena. rovini in mente la mente.

519.

in un gelo di stoviglia la riunione

di campare. aver fame da malati

è ancora più triste. la veglia conforme

alla lotta ha percussioni e mantice.

il tic della rotta persa sazia la cella.

520.

ordalie plurime verdetti di rime

queste bisacce standard sul tempo

521.

i grandi centri commerciali degl’incroci

proprio come cappelle per pegni di confisca

sparire alla vita dal nucleo del cancro

dal crocicchio di abbandono per questo

abbandono. bandoli d’asce.

522.

la luce delle steppe sa far stare insieme

gironi di perseguitati. addobbi di pece

per la gioia del capostipite, leggasi

il tiranno non unto dal guizzo del

dolore.

523.

darsene di refusi e sogni fusi

524.

la brezza funebre

ha un siluro sulla fronte

una daga al corto della cenere.

525.

le preistorie dell’acciaio furono nidi

526.

con un occhio crudo da far paura al diavolo, si sa-si fa il volo pindarico del coma appena chiusi in un’officina di tomba.

527.

sono nata o vissuta sia al sud che al nord, entrambe le sparenze mi sono nemiche.

528.

ordigno di cratere l’applauso del sole

529.

la mia aureola sta a valle

coperta da una duna di pioggia

530.

discuto il buio con l’arsenale in bocca

531.

a domicilio sul fato della morsa

questa carretta ciclica di zero

532.

nella strofe catastrofica del sale

le genie del numero zero

533.

le forche sezionano comete

per l’addobbo di dee vincenti

per le chele di tempi.

534.

si gioca sottopiano tanto per non retrocedere

al prossimo diluvio della nuca.

535.

il cadavere del pesciolino argentato

argenteo scivolo di giostra.

534.

un orto nella voce il tuo costrutto

invaso dall’intarsio del mortale

disgusto per la fotocopiatrice

errabonda maniera di miniera.

535.

in un sistema di grilli la risposta

per sconsolare la sabbia

di castelli in steli al mare.



Il malato di un morbo famoso

vuole l’acqua del pozzo

non del rubinetto, sa, dice.

536.

erta di schianto apice e veleno

annulli di elemosine guardarti.

537.

Il sangue in palio





il sangue sta nella botte, viene bevuto con gran gusto.

lo storno dei resti del corpo viene lasciato marcire per il disgusto di qualcun altro, di solito uno spretato con la bontà d’interpretare i visceri un attimo prima del marcimento.

appena vi ruzzola una cometa, subito qualcuno c’è che schiamazza ridendo a crepapelle, vanificando la morgue che cerca voce.

intorno al bivacco la voce più svacca e grossa è ascoltata con religioso compiacimento, cibo anfibio tra il bio e il forte logico: non di verità si tratta, sia inteso.

tra la cialda del cielo e l’avamposto del rogo la simultaneità.

l’equilibrista sa stendere ponti, ma la pace proprio non sa arrivare: che serva il peso dei sassi nelle tasche atti all’esca dell’annegamento? dopo un po’ anche tutti i ponti implodono o esplodono.

la ricchezza della gara infoltisce la perfidia del potere o la bonomia, imparziale ipocrita, del colpo di pistola per il via.

i manichei, gli stoici, gli atei, gli agnostici e gli gnostici stimolano giare per ottenere un ottimo olio atto a tutti gli usi simbiotici e terresti e simbolici, oltre non rema il teschio. estirpano, per un verso, trapano per l’altro verso, piantano pali per le affidate-affilate fidanze.

ma non basta, la grondaia comincia ad emettere tesi e antitesi lungo i fili dei panni stesi ad essiccare il rantolo che schiuma, un filo si spezza e penzoloni sega l’appiglio, l’io vermiglio così verminaio.

la lira della rondine si mette a stridere senza accorgersi del desco scovante il vale del chissà come.

538.

generalità del fosso

ore del senza scampo

covo di coriandoli

la pena di essere soli

nati appena ad argine di lira.

mare di alluvioni

visi di disordini

gite nude

affinità del gratis.

in braccio al teschio

la cometa di non farcela

né dal camino né dalla finestra.

frullo ti costeggio lungo

l’avverbio del mare nero

biologico intrico

539.

Sul tram per voce di una migrante:

“lui è un ubriacone, è depresso, ti fa ridere un po’.”

540.

crepare prima di qualunque albeggio,

tristetristetriste tristissima epoca a

capofitto. crepare nel diluvio delle stigmate

nel maremoto delle fitte dentro lo sguardo.



pianse l’odissea del verbo

nell’urto mattutino di sfinire

la notte. sente un artiglio nel diluvio.

si stende sul pavimento per il mal di schiena

pur non essendo pianista. acerbo nella vecchiezza

senza nessun atto di vendemmia.

541.

in ordine al ladrone della notte

sto alla finestra per sedarmi il viso.

542.

qua nell’ampolla il pesciolino

fa capolino per sembrare anfibio

543.

discosta da me quest’intruglio

d’orto, questo falsario che memorizza

cambiali con la foto

stivali con il buco

il loglio valentissimo sul grano.

544.

l’attore in palandrana per poter sopportare

la darsena del globo.

545.



*****


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miserere asfalto

venerdì, 09 gennaio 2009

perno di soqquadro nomea del rantolo

notaio del coma, cecità.

invano cercando il numero civico.

se s’intovaglia lo spreco delle briciole

anche le lucciole perdono la luce

con le domande cremisi del cuore.

in te vivesti il simbolo del sangue

questa vestina illogica del verso

da qui al gendarme che ti dette carcere.

tutta sbilenca passeggia la lezione

di non capire zero né addendo.

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l inchino del predone

lunedì, 29 dicembre 2008

39.

in quell’ordine d’ozio

fu stratega la grondaia d’acqua

come una vita nuova.

40.

la sentenza del lupo

lode del perno che non sa la luce

né la cintola di attenersi al nido.

41.

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l inchino del predone

domenica, 07 dicembre 2008
L'inchino del predone, 2008- [2.]

15.

oh nozze di pianura

quando del felice

è labbro d’equo

se tutto si affratella

in un bivacco presso

la deriva del rivale

scorno, nome d’angolo

dove si accumulano le finestre

vuote d’idiote solitudini.

tu conserto in un verbo

credi di vivere la gloria

della sera nella regola

del buio bello. io ritorno

dall’atrio per dire di non

aver trovato casa, più zero

il corsaro della bile.

16.

eredità del sale

infuso di comete senza avvento

l’uso a morbo d’essere.

il ventre che estorce un po’ di vita

ferrigno dolo chiodo logico

non dà la vita né del remo il cerchio.

odo la doglia del paese estinto

la tinta vuota del corsaro sazio

verso un silenzio sfatto di salsedine.

tu remato occaso sorso secco

conosci le stature delle foglie

tutte clienti remore d’eclissi.

17.

fu la pietà che mi permise

persuasioni di azzurro messe a fuoco

per coriandoli di lucciole.

tutte silenti le botole del nome

queste anguste ciotole del vento

dove le stelle inviano questure.

fu la resina al costato del dio fiele

a chiedere mansione di soccorso

al divario tragico del laccio d’uso.

il circolo al traguardo della fine

smise per me una coccola di dono

per una lezione nomade di coma.

18.

la solitudine del caso guasto



in un bavero di stoppia

la nuca s’è bruciata.

ho, che voglio, un ciabattare di morte

una candela al vaglio del felice

stormo del sangue.

guerriglia di anatemi le sassaiole del vento

questo vetusto spasmo di vestaglia

donna fondante per oliveti sterili.

19.

compro un librino e sono in pace

con la cicala del sangue che gira

e rigira a vuoto dentro il corpo

pagano sempre in gara con qualcosa

o qualcuno per paura o stanchezza.

il cheto aroma della funivia non mi

regala niente. di te stento il ricordo

e il dolore che avvenne quando

moristi stinto stelo del più bello

comodo del bello. fu lo strazio

parco delle lucciole che mi disse

dissero il cielo.

20.

in un chiavistello di comete

l’eroe è in vita fiaccola di agnello!

21.

l’osso e il dirupo

in un fantasma di sconfitte:

c’è da leggere fino alla morte

dei secoli. in un pastrano di gerundi

senza senso so la strana paglia

del morente. la pagina in prosa

della luce arresa all’addio novello.

22.

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l inchino del predone

sabato, 22 novembre 2008
L'inchino del predone, 2008-

L’inchino del predone

2008-



1.

in un gravame di addio voglio andarmene

dondolo del caso sorso di abbandono

dono sul comunque di non essere

né senso né gelo di cometa.

in mano alla stazione del fu gusto

sto nel trabiccolo del polso

a rivendicare un chiodo di garofano

fannullone quanto vano sul comunque.

è qui che resta il greto dell’ultimo

fiume, il maestrale stravolto ed il cerchio

cattivo della rondine bonaria.

2.

in un ventre di alambicco veder flessa

la lucertola stantia della voragine

e piangerne dirotta la svanente

attenzione sul tutto. una in meno

la rotta benevola quella figlioletta

bella che accompagnava i vertici vivi

del buon sangue. la lucertola

morente in resa sa

vanesia la cometa della guazza

la guardia sulla rotta che non c’è.

3.

imboscate al traino da sotto le vesti

quest’animula di fosso muto sdegno

dove si sconta il muschio e la ricotta

acida. parimenti blasfemo questo polso

socialista di sé senza il podio dell’arringa

di voi. in cialde di anemoni e vestali

storpio chi sono sotto la strenua

notte sotto le esequie del vomere

inesausto.

4.

quale dolore regio ti piega la nuca

verso le ginocchia tremule?

emulo di emuli i muri protettissimi

calcano le impronte di passi

i passi che non vengono alla via

i passi che godono vicoli ciechi.

piove la venia dentro il faldone

incomprensibile di donne senza

le doglie bambinesche e belle.

le convenute aureole del bosco

scontentano le nuche degli atleti

abituati a tentare in solitario.

tu non vieni al perno del tuo bello

stai zitto nei morti novellini

così bambini da parere vivi.

in pena le lucertole del bivio

sanno penombre brevi brevi

di salvezza.

5.

ora che mi guardi con le staffilate

in mente, prendi da me un apice di

vuoto, uno scompiglio atavico di

bosco. conosco le comete che

debordano morte, le confiscate

aureole dei morti. intona con me un

apice perdono, un dono sotto il fosco

della notte. dimmi perché il divieto

sa di frutto nonostante il frullo della

cenere. dimmi perché le nere cipressete

somigliano la rete dell’eclisse.

6.

nel frullo di sconfitte ho visto l’alba

oltre la baraccopoli del senso

e del verdetto. in pace sulle pertiche

del vento vado dove sono vedova

di niente, lieta nel felice. intruglio

a maremoto fu mia madre, dimessa

faccendiera di una bandiera

in arsione. so le pendule anemie

del vero. le faccende duttili di chi

muore piano. so la nomea del caso

atto di finzione per sopravvivere

veritiero andazzo di penombra.

7.

in una manciata di baci

ho visto l’abaco

la cortesia del conto pro,

le spore che rincorrono i tetti

sulle tegole accasarsi,

la cialda della luna regalare

il turno della giostra.

ma del fato la stamberga

è ben più forte di un atto di regalo

la regìa del vincolo comanda

tutte le poste delle gare.

8.

non voglio altro pensiero che di te

offenda il senza, la malinconia costrutta

dal colera della legge. genia del boia

sopravvivere al patibolo, stare infetti

senza la pietà più bella. la sindone

della finestra stramazza e stazza

resistenza. in palio le eclissi senza

senso né sostegno di remoto.

tu dove sei Michelangelo del corpo?

dove finirono l’ala della rondine con la combriccola

solare? dove la venia per il restauro al sorriso?

9.

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l inchino del predone

sabato, 01 novembre 2008

83.

dammi la pazienza dell’ultima cosa

la festività dell’ozio

sotto la viltà del sale,

lo strale nudo dell’ultima cosa

alambicco di ruggine

gelo di cometa la riscossa,

usciamo a viaggiare come se non fossimo

motivo di scia di rupe,

percorso ceduo l’ultimo viottolo

cosparso dalla pece di resistere

lo stelo illogico d’una contumacia.


84.

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l eremo del foglio

martedì, 21 ottobre 2008

74.

il mio corroso archivio dove logora

la fronte del sudario e la monella

lancia del bacio. la baionetta dello sguardo

non serve a nulla qua dove si muore

regressi appena all’indole del sole.

invano la rendita del silos sotto casa

appena una speranza senza limiti.

i miti delle coste più sodali

danno ai dadi un soffio di cancrena.


75.

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l eremo del foglio

domenica, 19 ottobre 2008

69.

una notte di pasqua almeno fosse

questo grandioso emulo del vento


70.

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l eremo del foglio

lunedì, 13 ottobre 2008

68.

nel vernacolo dell’ultimo mozzo

cola il dolore. la ciotola del sale

brevetta lo scherno, il disprezzo

sul vinto. l’eresia di Francesco

non è servita a far meraviglia

la scodella con le spore del vento.

sconfessato da un’antenna parabolica

il nascituro del baratro.


69.

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l eremo del foglio

68.

nel vernacolo dell’ultimo mozzo

cola il dolore. la ciotola del sale

brevetta lo scherno, il disprezzo

sul vinto. l’eresia di Francesco

non è servita a far meraviglia

la scodella con le spore del vento.

sconfessato da un’antenna parabolica

il nascituro del baratro.


69.

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l eremo del foglio

68.

nel vernacolo dell’ultimo mozzo

cola il dolore. la ciotola del sale

brevetta lo scherno, il disprezzo

sul vinto. l’eresia di Francesco

non è servita a far meraviglia

la scodella con le spore del vento.

sconfessato da un’antenna parabolica

il nascituro del baratro.


69.

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l eremo del foglio

68.

nel vernacolo dell’ultimo mozzo

cola il dolore. la ciotola del sale

brevetta lo scherno, il disprezzo

sul vinto. l’eresia di Francesco

non è servita a far meraviglia

la scodella con le spore del vento.

sconfessato da un’antenna parabolica

il nascituro del baratro.


69.

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l eremo del foglio

giovedì, 09 ottobre 2008

luce pericolante il brevetto per sopravvivere

arma spuntata senza la vendetta

inebriante di un attimo. motivo di resina

l’appunto di uno slogan per aiuto

al minuto lutto. in pena le morie

nel vaso di fiori recisi. dormire sul massiccio

dell’eclissi e finalmente temere la vita

socchiusa verso il sale delle nevi.

senza abitudini di controllo

si scorre via contro l’alambicco

del comico che non c’è. domenicale

il chicco di un grano tutto bambino

lucido germoglio di un altro coma.

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l eremo del foglio

Bernardo Atxaga

… los trenes pierden la memoria ante la fatalidad

le los raíles, parten como apátridas.



*



… i treni perdono la memoria davanti alla fatalità

dei binari, partono come apolidi.

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bernardo atxaga

domenica, 28 settembre 2008

55.

non un dono né uno spazio a dono

tra le oscurità del vanesio

e il sesto senso che ti fa la bara.

gelano gli arti e le fannullaggini

raggelano la logica della resistenza

con stemmi a vapore senza locomotiva.

il grande appalto della malinconia

smisura sicurezze nei coriandoli

a miriadi di conio. tu laddove avanzi

un incubo ha la bocca del comando.

56.

appena torno in bocca alla resistenza

mi guarderò la fiera delle maniglie

per le blindate aureole di chi vince.

57.

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l eremo del foglio

venerdì, 19 settembre 2008

43.

ho un muretto di rasoio

un inciampo continuo

un nudo scaduto senza pietà.

al fondo rammento un davanzale

inetto senza fiori. un mansueto

orgoglio di chi strofina il giorno

non trova niente. né la valenza

occhialuta di un professore

qualunque. un lume quieto

si è sfracellato sull’opera

di asfalto. il male è lacero

il bene una bestemmia più

che mite. un cristo miserrimo

mormora stracco sulla panchina

chiamato lurido dal dolo dovunque.

la gita a Firenze è stata finanziata

dalla fidanzata zoppa della mia scrivania

tutta zonzo e peste.


44.

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l eremo del foglio

martedì, 16 settembre 2008

38.

è la calunnia della giostra la felicità

di ognuno. non c’è rimedio al dio

che si prega. al computer che ti annoia

e ti falcidia il collo e l’apice del cuore.

le risme delle botole sono tutte pronte

intatte sul dirupo del puro muro. periferia

d’impronta il tuo dolore che non interessa.

guardami da vicino ti parrò minore

dell’ultimo analfabeta neppure botanico

con l’oro della gemma. la guida del fianco

è solo un inguine senza la logica del frutto.


39.

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l eremo del foglio

sabato, 06 settembre 2008

33.

a contatto con l'estro della polvere

il cestino dell'alba bravata che bara

nella stima l'orizzonte. in te che svendi

incudine e martello la discola effusione

della pre-salma. finito il trucco di startene

vivo magari vivo ora ti tocca la cova

dello stemma bestemmiante. nel fulcro

della conta non trovi niente. ti assale

un simulacro di corsa: provi a vivere

murando la fuga nel tonfo di startene

pena di tonfo. resisti. stipuli barriere

con la forza delle grotte in disuso.

non basta. leghi il cervello in un rigagnolo

di coraggio di attesa. sai la pietà del gelo

che sa e fa guardare senza essere toccati.

le venuzze delle gronde sfregano al vento

senza scaraventare i nidi. nella corteccia

la musica degli alberi pietosi.


34.

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l eremo del foglio

domenica, 31 agosto 2008

25.

ha una pelle a spigolo che rattrappisce

il cosmo. ha in corso d’opera un almanacco

di ghiaccio. un eremo dalle vedute

strette. in pancia un capannone

di fame. un’officina di sale con le

scaramucce del muschio. intorno

intorno una conventicola di brecciolino

sterile. sulla mensola un breviario

di fuochi fatui. nel trillo del grillo

la scansione di un pianto murato.

nella cuspide del pomo di Adamo

la cospirazione del singhiozzo.

a prima vista sembra un ladroncello

di ciliegie. poi ben presto un eremo

di grotte tutte prese da becchini di macigni.

26.

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l eremo del foglio

mercoledì, 27 agosto 2008

22.

euforie al greto in pace nonostante

la nomea della forza sia la zolla

matematica mestizia la notte.

23.

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l eremo del foglio

lunedì, 25 agosto 2008

20.

pugno di azzurro la paura ha trono

dentro le lucertole del sopravvivere

attore e carosello il mio divario.


21

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l eremo del foglio

venerdì, 22 agosto 2008

15.

era una vita di perno e solitudine

un cinguettio di iena una natura

in tiro. sconfinò perfino in un lampione

viziato dalla rondine di eclissi.

poi bestemmiò per sempre il

residuato bellico con la duna

della rotta già perduta s’infilò

in una darsena spaventevole

vietata al restauro senza né stanza

né strada da battere. un fiasco

a catapulta e contro a catapulta.


16.

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l eremo del foglio